"Pagliacci": "Il filo della memoria"

"Pagliacci": spartito autografo (1892)

Il filo della memoria
Pagliacci 
Franco Masala

Contrariamente ad altri capolavori – uno per tutti Aida giunta a Cagliari soltanto nel 1882 a dieci anni dalla prima al Cairo – Pagliacci di Ruggero Leoncavallo fu rappresentata al Teatro Cerruti (poi Politeama Regina Margherita) nel dicembre 1893 e, quindi, dopo un anno e mezzo dal gran successo della prima milanese al Teatro Dal Verme il 21 maggio 1892.

Sulla scia della fortuna del Verismo in musica, già veicolata da Cavalleria rusticana di Mascagni presentata a Cagliari nel febbraio del 1892, anche il capolavoro di Leoncavallo cominciava la sua storia con la prima delle 13 produzioni preceduta da un battage pubblicitario che impegnava il direttore, Marcello Vinelli, a presentare il libretto e l’opera su L’Unione Sarda con grande dovizia di particolari.

Singolarmente, sia la prima edizione del 1893 sia la seconda nel 1899 (ma al Politeama Regina Margherita) fecero spettacolo a sé senza il tradizionale abbinamento che, successivamente, dal 1903 al 1946 e anche più tardi vide insieme il dittico Cav/Pagl, come si usa abbreviare, secondo una prassi consolidata in tutto il mondo.

Ciò non aveva impedito, naturalmente, altre soluzioni come il fatto che le due opere erano state rappresentate nella stagione del 1899 consecutivamente ma in serate diverse, o, soprattutto, che nella seconda metà del Novecento Pagliacci venisse abbinata a opere di Ennio Porrino (Gli Orazi nel 1951 e L’organo di bambù nel 1979) prima di tornare, preceduta da brani sinfonici di Puccini e Mascagni, nella produzione di Franco Zeffirelli nel 2013.

Delle quattro edizioni all’aperto si segnala quella del 1951 che, cominciata al Teatro Giardino, fu ripresa al Massimo a causa della pioggia.

Scorrendo la cronologia delle varie produzioni colpiscono alcuni aspetti particolari a cominciare dal ruolo di Peppe (Arlecchino) scritto per tenore leggero e interpretato nel 1899 dal mezzosoprano Emma Mazzi en travesti; soluzione questa agli antipodi dell’estetica del Verismo che, ovviamente, si basa sulla realtà delle persone e dei fatti. Nella compagnia impresariale di allora mancava evidentemente un solista e così si giunse a quella proposta.
Nel gruppo di cantanti scritturati invece non difettavano ben due tenori di forza che si alternarono nella parte di Canio (Orazio Delle Fornaci e Emilio Orelli).

Tito Gobbi

Non si può dire che le produzioni cagliaritane di Pagliacci siano state tutte indimenticabili ma colpisce, però, il fatto che l’esito più interessante sia stato spesso quello per il ruolo di Tonio cui è affidato anche il celebre Prologo a sipario chiuso. Nel tempo ne furono interpreti rinomati baritoni a cominciare da Tito Gobbi, Rolando Panerai e ben tre sardi, Antonio Manca Serra, Angelo Romero e Alberto Gazale (e ancora un sardo, Marco Caria, è previsto per le recite del 2020). Si può notare poi come il secondo ruolo baritonale (Silvio) sia stato talvolta affidato a interpreti pronti per una grande carriera come Alessandro Corbelli (1987) e Luca Salsi (2009).

Carlos Guichandut e Clara Petrella

Come protagonista non manca naturalmente Piero Schiavazzi nel 1908 al meglio delle sue possibilità mentre le coppie più significative appaiono Clara Petrella e Carlos Guichandut nel 1960 e Elena Mauti Nunziata e Nunzio Todisco nel 1987, entrambe all’Anfiteatro Romano.

Oltre ai direttori locali delle prime produzioni (Giulio Buzenac, Aroldo Rachel, Efisio Pitzianti) è opportuno citare Franco Patanè, specializzato nel repertorio italiano e presente sia nel 1951 che nel 1960.

Dal punto di vista scenico gli allestimenti sono sempre stati tradizionali con qualche novità soltanto per gli ultimi due: nel 2009 la messiscena ambientata a metà Novecento di Maurizio Balò e nel 2013 quella anche troppo ricca e colorata di Zeffirelli, già ricordata.

La fortuna dei Pagliacci è anche discografica con numerose e pregevoli edizioni in LP, CD e DVD e altre di pura routine mentre non mancano alcune singolari trasposizioni cinematografiche. In pieno 1943 fu girato, in doppia versione tedesca e italiana, I pagliacci di Giuseppe Fatigati che è una ricostruzione dell’origine dell’opera, legata a un duplice delitto d’onore verificatosi a Montalto Uffugo, in Calabria, nel 1865 al quale assistè il compositore bambino e che il padre magistrato fu chiamato a giudicare. Protagonisti erano Paul Hörbiger e Alida Valli, rispettivamente Canio e la figlia ritrovata dopo il periodo trascorso in prigione, con Beniamino Gigli nelle vesti del tenore. Risale invece al 1949 il film di Mario Costa che fonde la trama dell’opera con la storia d’amore che ha una sua realtà così che il sottotitolo è Amore tragico. La singolarità consiste anche nella miscela degli interpreti che annovera Gina Lollobrigida (doppiata nel canto da Onelia Fineschi), un baritono come Afro Poli che interpreta Canio doppiato dal tenore Galliano Masini e Tito Gobbi, buon attore, che canta e recita da par suo nel doppio ruolo di Tonio e Silvio.

Paul Hörbiger e Alida Valli nel film "I pagliacci" (1943)

In precedenza, nel 1941, Camillo Mastrocinque girava Ridi pagliaccio che non ha legami diretti con l’opera di Leoncavallo se non per la presenza di alcuni brani musicali, ancora una volta con Beniamino Gigli. È la voce di Enrico Caruso, invece, che fa commuovere Robert De Niro-Al Capone in una drammatica scena de Gli intoccabili di Brian De Palma (1987).

Nel 1954 Pagliacci è anche al centro di una produzione operistica della neonata televisione italiana – naturalmente in bianco e nero - terza dopo Il barbiere di Siviglia e Ciottolino di Luigi Ferrari Trecate, con un cast di tutto rispetto comprendente Franco Corelli, Mafalda Micheluzzi, Tito Gobbi, Mario Carlin e Lino Puglisi, diretti da Alfredo Simonetto per la regia di Franco Enriquez.

Ancora Franco Zeffirelli nel 1982 ha girato un filmopera sulla base di una produzione scaligera diretta da Georges Prêtre con Placido Domingo e Teresa Stratas.

È appena il caso di ricordare, infine, che il Joker dei fumetti e del cinema è figliato in qualche modo dal pagliaccio di Leoncavallo.

Robert De Niro

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