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Due chiacchiere con Marina Bianchi «ecco la mia Carmen al Teatro Lirico di Cagliari»
La regia di Marina BianchiCarmen è, forse, l’opera più amata ed eseguita nella storia del melodramma. Abusata. È un’opera ‘scura’, tragica, che si sviluppa attorno a degli archetipi, dei personaggi assoluti, delle figure primordiali nella loro concentrazione di caratteri essenziali.
La luce che apre la prima scena si trascolora in fretta e tinge di tagli cupi la storia della bella zingara e del suo amante fino al dramma finale. Nella mia visione dell’opera, Carmen è il mondo femminile visto da un’ottica e percezione rigorosamente maschile, all’interno di un immaginario stereotipato. Non c’è nulla, in questa storia, della complessità della vita e dell’animo delle donne, che vengono schedate e incapsulate in ruoli rigidi e schematici. La donna è Madonna o puttana.
Carmen da una parte, Micaela dall’altra. ![]() ![]() ![]() Il personaggio di Carmen è il femminile primitivo, oscuro, magico, pericoloso, inafferrabile. Carmen è la passione che vive della sua fugacità, inafferrabilità, nel momento in cui cerchi di fermarla o costringerla alla ragione muore o si rivolta contro. Carmen è il sentimento puro, senza freni, è il sogno della libertà, libertà dalle convenzioni, dagli schemi, è un personaggio trascinato verso il suo tragico destino dalla propria incapacità di mediazioni. Micaela, la donna pura, la donna-Madonna, una figura pacificante e domestica, al primo sguardo sembra convenzionale, stucchevole.
Matrimonio - figli - tradizione - rispetto per gli anziani - devozione - fedeltà. Personaggio ‘semplice’, senza sfumature (apparentemente), credibile solo in antitesi a Carmen, perché così è costruito, ma personaggio che nel III atto si riscatta, ha coraggio e forza. Scopriamo in Micaela un ‘resiliente’, colui che è sopravvissuto ad un grande dolore e non può più essere turbato da alcunché.
Antitesi luminosa a Carmen. Carmen è scura. Micaela è solare/lunare. Una dualità spesso presente nella tradizione operistica e drammaturgica occidentale: Don Giovanni e Leporello, Faust e Mefistofele, Contessa e Susanna, Otello e Jago, Rigoletto e il Duca di Mantova, Elisabetta e Maria Stuarda… L’opera vive anche della dicotomia tra ragione e sentimento. Se Carmen interpreta l’energia primitiva e Micaela la forza della ragione, l’uomo, Don José, è colui che si perde nella passione amorosa. Don Josè, l’uomo ‘ingenuo’ ma fedele al suo desiderio, fino alle estreme conseguenze. Il puer, l’eterno bambino che fuori dalla protezione materna si rivela infantile e incapace del controllo delle sue pulsioni. È un personaggio diritto ma autodistruttivo nel suo perseguire caparbiamente il proprio destino. Non può (non riesce) a ‘smettere’, non è in grado di cambiare la strada intrapresa, non ha alcuna possibilità (non la vede) di adattamento agli eventi della vita. ![]() ![]() ![]() L’altro, il contraltare, è il personaggio di Escamillo. ‘Provocatore’ nel senso di colui che produce lo sviluppo degli eventi. Non è un vero e proprio personaggio, ma un motore, la ‘causa’ apparente, momentanea dello sviluppo della tragedia. Ha solo una funzione, non delle caratteristiche o una psicologia. Le scene di Sabrina Cuccu Due semplici, ampie ed asimmetriche pareti sono gli elementi scenici ricorrenti e protagonisti dei quattro atti; ogni atto è caratterizzato dalla predominanza di un colore/non colore (bianco o nero) e da un secondo colore, il rosso, che accompagna Carmen durante tutto il suo percorso e che ritroviamo in ogni suo costume. In tutti gli atti sono ben visibili e riconoscibili chiari riferimenti all’arte, con alcuni appena suggeriti ma sentiti omaggi a Pablo Picasso, Anselm Kiefer e Ruven Afanador, alcune volte evocativi di una nazione, di un paese, di un luogo, altre volte, invece, puri riferimenti concettuali. Quattro atti, quattro scene, quattro fotogrammi che, insieme ai costumi, diventano un unico, grande elemento, potente somma di colore e forma. La regia parte da un’apertura. Scena solare - bianca - luogo dove tutto può succedere e tutto comincia. Due muri obliqui delimitano uno spazio aperto, pieno di luce, dove scorre la vita come l’acqua delle vasche che ne occupano una parte. L’acqua, l’inizio… la possibilità… La visione della femminilità acerba di una piccola figura che si bagna nell’apertura del preludio… Un vecchio guarda da fuori l’arco scenico. Una figura in controluce, enigmatica, triste, inquietante. La vecchiaia come impossibilità al godimento delle passioni, la fine della vita chiude il cerchio. Un odore di morte. Rosso, nero e bianco. I colori puri del teatro sono i colori che accompagnano la tragédie de Carmen. L’opera si chiude sulla tragedia dell’assassinio di Carmen ed in scena le pareti avanzano quasi fino al proscenio, soffocando lo sguardo dello spettatore e chiudendo ogni possibilità di riscatto. Tutto quello che avviene di gioioso, di esplosivo, lo spettacolo della corrida con l’uccisione del toro da parte di Escamillo, le urla della folla, non si vedono, avvengono al di là del muro dell’arena. Quello che abbiamo davanti è il corpo esanime di Carmen, tra le braccia di Don José, sulla nuda terra. La terra che fin dall’inizio dell’opera ci ha accompagnato attirandoci nella sua trama femminile, aumenta col passare degli atti e qui rivela, spostandosi, il rosso sotterraneo del palcoscenico come una lingua di sangue. Lo sguardo perduto della piccola figura femminile apparsa all’inizio del preludio chiude il dramma. Dannazione senza speranza. Tragedia mediterranea. I costumi di Beniamino Fadda Costumi che si connettono e partecipano dei colori primari della scena, i bianchi, i neri, i rossi mantengono e sviluppano fino alle estreme conseguenze la matrice etnica mediterranea, macchiata di barocco spagnolo. Ai personaggi principali appartengono spruzzi di colore come tagli di luce, sottolineature. L’oro dei gioielli e dei ricami cerca di impreziosire la corsa verso la dissoluzione. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Carmen: siparietto "occhi" di Sabrina Cuccu
Carmen: prove di regia, foto Nick Arjolas Carmen: figurini dei costumi di Beniamino Fadda Stagione lirica e di balletto 2011 - Teatro Lirico di Cagliari |
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