Il foyer del Teatro Lirico di Cagliari ospita la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin

Fino al 26 Luglio 2007, il foyer del Teatro Lirico di Cagliari ospita la mostra fotografica “Reportage in Sardegna 1968-2006” di Gianni Berengo Gardin, curata da Imago Multimedia con il coordinamento di Luca Sorrentino.

Da giovedì 14 giugno si può visitare nei seguenti orari: martedì e venerdì dalle ore 10 alle ore 14 e dalle ore 18 alle ore 20; sabato dalle ore 10 alle ore 14. Chiusura domenica, lunedì e festivi.

L'ingresso è libero.

Forse è troppo bella per lasciarsi guardare, la donna di Desulo mentre trascina decisa l’asino carico di cose di casa. E basta un riflesso della mano per coprire il volto, per difendere la propria identità. Invece, penetrante come una lama ben temprata, lo sguardo della vedova di Lula si offre al fotografo per imporre la sua figura antica.
L’epica dell’identità sarda rimanda al tempo antico, lontano fin nella preistoria, per ritrovare le origini intatte di un popolo che ha resistito per millenni a ogni contaminazione etnica e culturale conservando storie e tradizioni che ancora si possono osservare allo stato di natura. Segrete corrispondenze suscitano le foto di Gianni Berengo Gardin: i tre pastori della Marmilla piantati nella terra fin dalla preistoria rimandano ai bétili mammelluti di “Tamuli”, come la circolarità della Tomba dei giganti di “Coddu Ecciu” parla la stessa lingua del “ballu tundu” campestre a Lula.
L’identità in Sardegna è una coscienza infelice. Lacerata. Segreta. Incompiuta. Antica.
«Non è meraviglia che troviate illesi fra coteste genti i modi che leggiamo nella infanzia delle prime età […] Di certo, che per questa via vi si riscontrebbero di molte costumanze che accenna la Genesi, l’Esodo, il libro d’Giudici, e de’ Re, e molte oscurità de’ profeti si chiarirebbero agevolmente»: l’idea che la Sardegna potesse essere un laboratorio per lo studio dal vero delle antiche civiltà ha la sua consacrazione con i due volumi del gesuita Antonio Bresciani, usciti nel 1850 con un titolo emblema: Dei costumi dell’isola di Sardegna comparati con gli antichissimi popoli orientali. C’è nella tradizione dei gesuiti l’idea di scoprire e colonizzare nuovi mondi selvaggi, terre lontane. Bresciani trova le sue Indie dietro l’uscio di casa. «Qual meraviglia ora, che il padre Bresciani ti racconti con lo stesso stile un assassinio ed una passeggiata?»: stroncato da Francesco De Santis, famoso scrittore poligrafo del suo tempo, L’ebreo di Verona fu romanzo di grande successo, Bresciani è segnato per sempre al ludibrio politico letterario dalla sprezzante battuta, «nipotini di padre Bresciani», con cui Gramsci nei Quaderni volle stroncare la rigogliosa schiera di letterati del suo tempo, da Papini a Ojetti, Curzio Malaparte insieme a Bacchelli, Ansaldo e Repaci, tutti affetti appunto da «gesuitismo letterario». Vendetta barbaricina! (…)

Pasquale Chessa
(testo tratto dal libro “Reportage in Sardegna 1968-2006”)

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