"Io seguo il mio destino":
maschile e femminile in Madama Butterfly

photo Priamo Tolu

di Marco Emanuele

Per la sua Madama Butterfly - che appartiene al folto gruppo di opere liriche di gusto esotico diffuse agli inizi del Novecento ‒ Puccini sceglie con sicurezza un soggetto nel quale è esasperata la contrapposizione fra l'occidentale dominatore e l'orientale remissivo. Però la struttura drammaturgica, nella versione finale, non si basa solamente sull'opposizione tra due culture, ma sul divario tra passato e presente, ricordo e attesa. Due grandi blocchi drammatici e musicali si contrappongono: il primo atto, una sorta di flashback narrativo, e i due successivi, che coprono un arco temporale omogeneo, il pomeriggio, la notte, la mattina. Puccini costruisce la propria drammaturgia come riflessione sul tempo: il tempo fisso dell'interiorità della protagonista, il tempo che scorre per tutti gli altri personaggi, che vivono una vita reale fatta di cose concrete: «ville, servi, oro», come sintetizza il sensale Goro.
Oltre alla dimensione temporale, anche i riferimenti spaziali rivestono un significato. La fissità della scena, durante i tre atti, provoca una frizione palese con il trascorrere del tempo. Cio-Cio-San e la sua casa rimangono le stesse, il tempo della storia scorre. Cambia tutto, la gente va e viene, gli uomini dimenticano, solo la protagonista si rifiuta di cambiare nello spazio chiuso e isolato della sua casa.
La dimensione scenica dell'abbandono è il silenzio assoluto. Le uniche parole che Butterfly pronuncerà sono frasi spezzate: nessun monologo tragico, solamente gesti rituali nel silenzio. Questa donna abbandonata e silente sembra una riscrittura di Didone, Arianna e Medea, una riscrittura tranquillizzante, ad uso del pubblico maschile che mal tollera nell'epoca della modernità gli eccessi di autoaffermazione femminile (Arianna diventa dea, Didone finisce per provocare nientemeno che le guerre puniche, Medea fugge sul carro alato riassumendo un'identità perduta).
È anche possibile tentare di interpretare il testo pensando che tutto quanto riguarda la contrapposizione fra America e Giappone sia un velo, un involucro che nasconde la vera natura del dramma. Bisogna cercare di avvicinare l'opera senza caricare di significato tutto quanto è Giappone, le smancerie della protagonista bambina, i richiami alle «anime degli avi» e agli dèi «pigri ed obesi», gli ombrelli variopinti e i ventagli svolazzanti, la casa a soffietto. Al di là di questo involucro Madama Butterfly diventa il dramma dell'incomprensione fra il maschile e il femminile, due mondi che non riescono a parlarsi, sostanzialmente sordi alle esigenze reciproche, in uno scontro che non si risolve mai.
Infine, è possibile suggerire un'ulteriore lettura. Così, il dramma si trasforma ancora e diventa la parabola della eterna, sostanziale, necessaria incomunicabilità fra amante e amato. Cio-Cio-San incarna ogni amante nel momento in cui si getta nell'autoinganno, nei fraintendimenti volontari, diventando oggetto di scherno e di compassione. L'amato è più forte ed è quello che senza scrupoli finge per ottenere il possesso dell'amante.
Madama Butterfly parla del doloroso cammino di maturazione, perdita di sé e abbandono, che loro malgrado tutti gli/le amanti sono costretti ad affrontare.

 

"Io seguo il mio destino": leggi il testo integrale del saggio di Marco Emanuele

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